Assertività-Il diritto di non essere perfetti

Psicologo Milano

Immagina che la vita sia come una gara di corsa. Durante questa corsa ci sono degli ostacoli e dei traguardi.

Immagina che ogni volta che stai per raggiungere un traguardo quello si sposti un po’ più avanti e così devi correre ancora per raggiungerlo. Quando inizi a vederlo e ad avvicinarti si sposta ancora un po’ più avanti….ogni volta che sei in prossimità del traguardo questo si allontana e così non lo raggiungi mai. Ci arrivi vicino ma non è mai abbastanza.

Non è mai abbastanza…..

Potevo fare meglio …

Non posso sbagliare …

A quanti di voi sono familiari queste frasi?

Probabilmente a tutti coloro che hanno dimenticato 3 diritti fondamentali dell’assertività.

Il primo grande diritto è il diritto di non essere perfetti.

Il secondo diritto, strettamente correlato al primo, è quello di commettere errori, sbagliare e esserne responsabile.

Il terzo è il diritto di non sapere, di dire “non lo so” e chiedere spiegazioni.

Questi diritti vengono spesso messi alla prova (da critiche distruttive, da una severa autocritica, da pochi riconoscimenti ricevuti dagli altri e da noi stessi, dall’avere una lente selettiva per gli errori che esclude dalla visuale i successi…) e così la loro importanza si affievolisce sempre di più, ci si dimentica di loro e quel “non è mai abbastanza” diventa una regola, uno schema con il quale affrontare la vita, i compiti e gli eventi.

Come spesso accade un pensiero non è di per sé sbagliato. Pensare di poter fare di più, di poter fare meglio può essere una risorsa, una spinta costruttiva.

Se però diventa una convinzione rigida, si trasforma immediatamente in qualcosa di distruttivo perché scavalca i nostri diritti assertivi. Sarà impossibile allora godere di un successo, essere felici per un traguardo raggiunto perché nella mente quel traguardo viene continuamente spostato in avanti dando origine a una costante frustrazione. Il perfezionismo e la negazione del diritto di sbagliare non sono buoni alleati per l’autostima. Inducono a misurarsi con un ideale, uno scenario utopico lontano dalla realtà che comporta una costante frustrazione e insoddisfazione.

L’errore può essere una opportunità di crescita e di apprendimento.

Dott.ssa Deborah Pravato

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