Punizione o rinforzo

Studio “Orizzonte Psicologia – Psicologo Milano” Dott.ssa Deborah Pravato

PUNIZIONE O RINFORZO.

Cosa è più efficace a livello educativo

La punizione consiste nel far seguire uno stimolo avversivo e spiacevole ad un comportamento con lo scopo di ridurre la probabilità che esso si ripeta in futuro. Può essere positiva se prevede uno stimolo (per es. la sculacciata o il rimprovero) o negativa se prevede l’abolizione di uno stimolo piacevole (per es. vietare l’uso del computer).

Il rinforzo invece consiste nel far seguire uno stimolo piacevole ad un comportamento per aumentare la probabilità che esso si ripeta in futuro.

Il rinforzo può essere positivo se viene emesso uno stimolo piacevole (per es. un premio)  o negativo se viene tolto uno stimolo spiacevole (per es. si scioglie il divieto nell’uso del cellulare).

Il rinforzo è uno strumento molto più efficace, unito ad uno stile educativo improntato al dialogo e al fornire spiegazioni per ciò che viene detto. Al contrario invece si tende a: punire il comportamento negativo, non rinforzare quello positivo come se fosse scontato, imporre ciò che viene detto come giusto a prescindere,  senza dare strumenti adeguati all’età per comprendere.

Usare solo punizioni nell’apprendimento non è efficace.

L’obbiettivo della punizione è non far ripetere un certo comportamento, ma nel metterla in atto non possiamo essere sicuri di punire solo ciò che vogliamo. Nel cerchio della punizione possono cadere anche altri comportamenti desiderabili messi in atto in quel momento. La punizione infatti potrebbe non essere immediatamente successiva al comportamento indesiderato e quindi non correttamente associata ad esso.

Spesso inoltre le punizioni non sono coerenti con il comportameto che stiamo punendo e ottengono così il risultato di far sentire il bambino/ ragazzo confuso e frustrato (per es. se vogliamo punire il fatto che il ragazzo sia rientrato tardi non serve a nulla vietargli l’uso del computer. Una punizione coerente potrebbe essere quella di non consentirgli di uscire la sera dopo o farlo rientrare prima del dovuto o svegliarlo presto al mattino seguente).

Inoltre la punizione, in particolare quella fisica, fa leva sul timore, sulla paura e orienta quindi il focus del bambino solo su di essa invece che sul comportamento da correggere. Spesso il bambino non emette il comportamento in presenza degli adulti solo per timore della punizione o per compiacerli, ma non ha compreso i motivi della richiesta e quindi in loro assenza tenderà a ripeterlo.

La punizione sposta l’attenzione del bambino solo su di essa, sul timore e non sul comportamento desiderato e sulla comprensione del perché è giusto o sbagliato ripeterlo.

A livello educativo è più utile spostare il focus su ciò che è desiderabile piuttosto che enfatizzare ciò che non lo è.

Questo non significa non avere delle regole. Uno stile eccessivamente permissivo è infatti altrettanto negativo di uno stile autoritario. Quest’ultimo fa uso quasi esclusivamente di punizioni, non prevede alcuno spazio per le spiegazioni e si basa sull’idea che le regole dovrebbero essere seguite a priori perchè stabilite dai genitori.

Le regole devono invece tenere conto anche della persona che dovrà rispettarle, essere adattate all’età modificandole per renderle più adeguate alla fase di sviluppo del bambino/ragazzo. Le regole devono essere equilibrate tra il lasciare il giusto spazio per sperimentare e il dare dei limiti che salvaguardino la sicurezza del proprio figlio. Le regole devono essere esplicitate, chiare e altrettanto chiare devono essere le conseguenze di una eventuale infrazione. Così il ragazzo saprà cosa aspettarsi. Comunque è importante che anche di fronte ad una trasgressione della regola il genitore mantenga un’atteggiamento di calma, ascolti cosa il figlio ha da dire e coerentemente faccia seguire le conseguenze già stabilite e conosciute da entrambi.