27 gennaio – Giornata della memoria

Psicologo Milano – Dott.ssa Deborah Pravato

27 gennaio – GIORNATA DELLA MEMORIA

“Auschwitz fu il campo di sterminio nazista più tristemente famoso. Possiamo a malapena immaginare lontanamente cosa sia successo lì: abusi e torture terrificanti, estremi di degradazione umana, le innumerevoli morti per malattia, violenza, fame, e le famigerate camere a gas. Viktor Frankl era uno psichiatra ebreo che sopravvisse ad anni di indicibili orrori ad Auschwitz e in altri campi, esperienze che descrisse con particolari agghiaccianti nel libro, che ispira soggezione, Uno psicologo nel lager.

Una delle rivelazioni più affascinanti in questo libro è che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, spesso le persone che sopravvissero più a lungo nei campi di sterminio non furono quelle più robuste e resistenti ma quelle più in contatto con uno scopo nella vita. Se i prigionieri riuscivano a connettersi con qualcosa cui davano valore, come una relazione affettiva con i loro figli o un libro importante che volevano scrivere, questa connessione dava loro qualcosa per cui vivere, qualcosa per cui valesse la pensa di sopportare tutte quelle sofferenze. Quelli che non riuscivano a connettersi con un valore più profondo persero presto la volontà di vivere.

Il senso di risolutezza di Frankl aveva diverse origini. Ad esempio, dava enorme valore alla relazione d’amore con sua moglie ed era deciso a sopravvivere per poterla un giorno rivedere. Molte volte durante i turni estenuanti di lavoro nella neve, con i piedi martoriati dal gelo e il corpo tormentato dal dolore per le brutali percosse subite, evocava l’immagine mentale della moglie e pensava a quanto l’amava. Quel senso di amore bastava a farlo andare avanti.

Un altro dei valori di Frankl era aiutare gli altri e così per tutto il tempo che trascorse nei campi di concentramento continuò ad aiutare gli altri prigionieri a fare fronte alle loro sofferenze. Ascoltava con passione le loro sciagure, rivolgeva loro parole di umanità e ispirazione e accudiva i malati e i morenti. E, cosa più importante, aiutava le persone a entrare in contatto con i loro valori più profondi in modo che potessero trovare un senso e uno scopo. Ciò dava loro la forza di sopravvivere.”

Harris R.,  La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e tornare a vivere, a cura di G. Presti, Centro Studi Erickson, Trento, 2010 pp. 202-203